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Storia di Dresda

1. Dal bosco paludoso alla città sul ponte

Molto prima che esistesse Dresda, l’ampia valle dell’Elba era già una terra ambita per insediarsi. I fertili pendii di loess sulla sinistra del fiume attirarono più di settemila anni fa i primi contadini, uomini della cosiddetta cultura della ceramica a bande, così chiamata per le fasce con cui decoravano i loro vasi d’argilla. A Nickern, oggi un quartiere a sud-est, nel quinto millennio avanti Cristo costruirono grandi recinti circolari a fossato: fossati ad anello con palizzate, forse luoghi di riunione o di culto. Gli archeologi vi vedono le prime costruzioni monumentali sul suolo di Dresda. In seguito arrivarono genti dell’età del bronzo e del ferro; su uno sperone roccioso sopra il Plauenscher Grund, presso Coschütz, sorse con la Heidenschanze un insediamento fortificato che sembrava quasi una piccola città. All’epoca delle migrazioni dei popoli la valle si fece più silenziosa, finché verso la fine del sesto secolo famiglie slave provenienti dalla Boemia scesero lungo l’Elba e vi si stabilirono. A loro la città deve il suo nome: Drežďany significa più o meno la gente del bosco paludoso, o del bosco golenale. Chi oggi cammina sulle piazze asciutte e lastricate del centro storico stenta a crederlo, ma allora la golena dell’Elba era una terra boscosa e umida, attraversata da bracci morti del fiume. Nel decimo e undicesimo secolo la zona si chiamava Gau Nisan, e i suoi abitanti erano i Nisani. Dopo che i re tedeschi ebbero fatto di Meißen una roccaforte nel 929, il potere e la Chiesa dell’Impero penetrarono a poco a poco nel territorio. Castelli di presidio come Briesnitz e Niederwartha proteggevano la regione. Dal dodicesimo secolo si affermarono nella valle dell’Elba i Wettin, i margravi di Meißen, la casata principesca che avrebbe plasmato la Sassonia per oltre otto secoli. Quando esattamente l’insediamento sia diventato una città non lo rivela nessun atto di fondazione. Molto fa pensare che la città sia stata pianificata intorno al 1173 o poco dopo: nel punto in cui l’Elba si poteva attraversare bene e dove si incrociavano le vie commerciali. Un primo castello in legno proteggeva il passaggio del fiume; fino al 1230 circa fu sostituito da edifici in pietra. Il 31 marzo 1206 Dresda compare per la prima volta in un documento, una data in cui la città, nel 2006, ha festeggiato i suoi ottocento anni. Dieci anni dopo, nel 1216, Dresda è espressamente definita civitas, cioè città. Il margravio Teodorico l’Oppresso vi soggiornava di tanto in tanto, ma il centro della marca era ancora Meißen. La giovane Dresda era una città di mercanti e artigiani, impostata sul modello della ricca città mineraria di Freiberg: una griglia di vicoli attorno a un mercato, una cinta muraria, delle porte. Fuori dalle mura si trovava la Frauenkirche, la più antica chiesa parrocchiale della zona, già presto meta di pellegrinaggi. E poi c’era il ponte. Già nel tredicesimo secolo un ponte di pietra attraversava l’Elba, uno dei più antichi di tutta l’Europa centrale. Faceva di Dresda il luogo in cui si poteva attraversare in sicurezza l’ampio fiume, e proprio da qui nacque l’importanza della città. Sull’altra riva crebbe un insediamento a sé, Altendresden, il nucleo dell’odierna Neustadt. L’immagine che ancora oggi si vede dalla Brühlsche Terrasse, il fiume, il ponte, le due rive, è dunque già delineata in questi inizi. Quando si trova sull’Augustusbrücke, si trova quindi nel luogo in cui, in fondo, cominciò la storia di Dresda.

2. Kreuzkirche, peste e hussiti

la Dresda medievale: Nel tredicesimo e quattordicesimo secolo Dresda era una città di provincia come tante, ma con un tesoro speciale. La Nikolaikirche sull’Altmarkt ricevette una scheggia della Croce di Cristo, o almeno così credeva la gente di allora. La reliquia attirava pellegrini, la chiesa prese un nuovo nome, Kreuzkirche, la chiesa della Croce, e accanto a essa nacque una scuola con un coro di voci bianche. Questo Dresdner Kreuzchor canta ancora oggi; nel 2016 ha festeggiato i suoi ottocento anni ed è quindi uno dei cori di voci bianche più antichi del mondo. Se un sabato pomeriggio va ai vespri nella Kreuzkirche, ascolta dunque una tradizione più antica di quasi ogni altra cosa in città. Politicamente Dresda visse tempi turbolenti. Dopo la morte del margravio Enrico l’Illustre nel 1288, il dominio dei Wettin si sgretolò per alcuni anni. Dresda cambiò più volte signore: un erede dei Wettin vendette il territorio nel 1289 al re Venceslao II di Boemia, poi se ne impadronì il margravio di Brandeburgo, finché Federico il Morso non riconquistò la città per i Wettin. Su un documento del 1309 si è conservato il più antico sigillo cittadino, il primo stemma di Dresda. Intorno al 1300 è menzionato un maestro di scuola, e verso la fine del tredicesimo secolo c’era un convento francescano; la sua chiesa, la futura Sophienkirche, è rimasta in piedi sul Postplatz fino agli anni 1960. Come ovunque in Europa, epidemie, incendi e alluvioni portarono continuamente sofferenza. L’Elba era al tempo stesso arteria vitale e pericolo: trasportava legname, sale e cereali, ma straripava anche regolarmente. Sulla riva destra dell’Elba crebbe Altendresden, che nel 1403 ottenne propri diritti di città: due città, dunque, unite dal ponte, con propri consigli e propri interessi. Solo nel 1549 furono riunite in un’unica città. Una grave catastrofe arrivò nel 1429. Gli hussiti, seguaci del riformatore boemo Jan Hus, arso a Costanza, compivano spedizioni militari nei paesi vicini che avevano combattuto contro di loro. I loro temuti eserciti, con le fortezze di carri, raggiunsero anche Dresda e distrussero gran parte della città, soprattutto Altendresden. Per gli abitanti fu uno shock che ebbe lunghe ripercussioni; in seguito le mura furono rafforzate. Nel quindicesimo secolo si scavò inoltre il Weißeritzmühlgraben, un canale artificiale che azionava i mulini e riforniva d’acqua la città: un esempio di ingegneria medievale il cui tracciato si intuisce ancora oggi da alcuni nomi di strade. Intorno al 1500 a Dresda, Altendresden e nei sobborghi vivevano insieme forse seimila persone. Sembra poco, ma con questo Dresda era una città di tutto rispetto in Sassonia. Lipsia era la piazza commerciale più grande, Freiberg la città mineraria più ricca, e Meißen aveva il vescovo e l’antico castello. Ciò che mancava a Dresda era una corte principesca stabile. Questo sarebbe cambiato nella seconda metà del quindicesimo secolo. Dopo la morte del principe elettore Federico il Mite nel 1464, i suoi due figli Ernesto e Alberto governarono insieme il paese e trasferirono la loro residenza da Meißen a Dresda. Cominciò così l’ascesa dalla cittadina di provincia sul ponte a capitale. Come sia accaduto che Dresda mantenesse stabilmente questo ruolo, glielo racconto nel prossimo capitolo.

3. La residenza degli Albertini

Nel 1485 i due fratelli Wettin, Ernesto e Alberto, si divisero il paese: un evento entrato nei libri di storia come la Divisione di Lipsia, che segnò la Sassonia per secoli. Ernesto, il maggiore, poteva proporre la spartizione, Alberto scegliere. Egli prese il territorio di Meißen con Dresda; Ernesto ebbe la Turingia e la dignità elettorale, cioè il diritto di partecipare all’elezione del re tedesco. Da allora Dresda fu senza interruzioni la residenza del ramo albertino dei Wettin, fino alla fine della monarchia nel 1918. La città era appena diventata residenza quando subì un duro colpo. Nei giorni di giugno del 1491 scoppiò un grande incendio che distrusse la maggior parte delle case. La città fu ricostruita, ora con più pietra e meno legno, e la corte fece segnare il territorio cittadino con pietre di confine. Sotto il duca Giorgio, detto il Barbuto, Dresda fu fortificata maggiormente a partire dal 1521 e assunse un volto degno di una residenza. Negli anni 1530 Giorgio fece costruire sul lato del castello verso l’Elba una splendida ala con una porta monumentale, il Georgentor. È considerato uno dei primi edifici rinascimentali della Germania. Su questa porta era collocato un lungo fregio in pietra con una danza macabra: la Morte conduce con sé in un girotondo persone di ogni ceto, il papa, l’imperatore, il cittadino, il bambino. Il rilievo è sopravvissuto a incendi e guerre e oggi si può vedere nella Dreikönigskirche nella Neustadt: un luogo silenzioso e suggestivo che molti visitatori trascurano. Il duca Giorgio era un convinto avversario di Martin Lutero. Mentre nel vicino Elettorato di Sassonia ernestino, con Wittenberg, prendeva avvio la Riforma, egli mantenne il suo paese nell’antica fede. Solo dopo la sua morte, nel 1539, suo fratello Enrico, detto il Pio, introdusse la Riforma anche a Dresda. Nella Kreuzkirche si predicava ora secondo la confessione evangelica, i conventi furono sciolti e i loro beni passarono al sovrano e alle città. Poi arrivò la grande svolta. Il figlio di Enrico, Maurizio, era un politico ambizioso, intelligente e senza scrupoli. Pur essendo egli stesso evangelico, nella guerra di Smalcalda si alleò con l’imperatore cattolico Carlo V contro i principi protestanti, tra cui suo cugino, il principe elettore ernestino Giovanni Federico. Dopo la battaglia di Mühlberg, nel 1547, il cugino era sconfitto e prigioniero. Come ricompensa Maurizio ottenne la dignità elettorale e gran parte delle terre ernestine. I protestanti lo chiamarono il Giuda di Meißen. Ma per Dresda ciò significò l’ascesa in prima fila: la città era ora la capitale di un Elettorato, uno degli Stati più potenti dell’Impero. Maurizio ampliò il castello facendone una delle residenze più grandi del suo tempo e circondò la città di moderni bastioni. Un resto di queste fortificazioni si può visitare ancora oggi, nelle casematte sotto la Brühlsche Terrasse. Un anno dopo aver ottenuto la dignità elettorale, nel 1548, Maurizio fondò una cantoria di corte, cioè un coro e una cappella musicale per la corte. Da essa è nata la Sächsische Staatskapelle, una delle orchestre più antiche del mondo, che oggi suona alla Semperoper. A Maurizio però non restò molto tempo: già nel 1553 morì per una ferita riportata nella battaglia di Sievershausen. Il suo monumento, il Moritzmonument, il più antico monumento della città, si trova presso la Brühlsche Terrasse: vi è raffigurato Maurizio che consegna la spada elettorale al fratello Augusto.

4. Il principe elettore Augusto, la Kunstkammer e la lunga guerra

A Maurizio succedette nel 1553 il fratello Augusto, non un condottiero, ma un amministratore, un collezionista e un padre della patria. Sotto di lui l’Elettorato di Sassonia divenne prospero, e Dresda ricevette molte delle sue istituzioni più importanti. Augusto fece costruire un grande arsenale, in cui erano custodite le armi del paese; secoli dopo da questo edificio nacque l’Albertinum, che oggi espone l’arte del diciannovesimo e ventesimo secolo. Nel 1556 istituì una zecca, fondò una biblioteca da cui è nata l’attuale Biblioteca statale e universitaria della Sassonia, e fece erigere la Annenkirche, che porta il nome di sua moglie. La principessa elettrice Anna, figlia del re di Danimarca, era conosciuta in tutta la Sassonia: gestiva una propria farmacia, raccoglieva ricette e si occupava di giardini e agricoltura. La gente la chiamava Madre Anna. Ma la fondazione forse più ricca di conseguenze fu la Kunstkammer del 1560. In alcune sale del castello Augusto raccoglieva attrezzi, strumenti scientifici, orologi, curiosità, opere d’arte e reperti naturali. Da questa camera delle meraviglie principesca sono nati nel corso dei secoli i grandi musei di Dresda: il Grünes Gewölbe, il Mathematisch-Physikalischer Salon, la Rüstkammer e molti altri. Quando oggi visita le Staatliche Kunstsammlungen, segue quindi una traccia cominciata nel 1560. Sotto i successori di Augusto nacque lo Stallhof, dove si svolgevano tornei cavallereschi e giostre all’anello; le colonne di bronzo dalle quali i cavalieri miravano con la lancia a un anello si trovano ancora oggi lì. Il muro esterno dello Stallhof è la parete su cui più tardi fu realizzato il celebre Fürstenzug. Poi, nel 1618, cominciò la Guerra dei trent’anni, e la Sassonia vi fu trascinata. Il principe elettore Johann Georg I oscillava tra le parti: ora combatteva con l’imperatore, ora con gli svedesi. Dresda stessa non fu mai conquistata, ma la guerra portò in città fame, carestia e peste. Molti abitanti morirono, commercio e artigianato erano in ginocchio. Allo stesso tempo operava a corte un uomo oggi considerato il più importante compositore tedesco prima di Bach: Heinrich Schütz. Dal 1617 fu maestro della cappella di corte a Dresda e lo rimase, con interruzioni, per oltre mezzo secolo, fino alla sua morte nel 1672. Negli anni peggiori della guerra la sua cappella si ridusse a pochi musicisti; Schütz scriveva per questo piccolo organico, supplicava per lettera il principe elettore di dare denaro ai suoi cantanti, e riuscì comunque a salvare la musica attraverso la guerra. Dopo la Pace di Vestfalia del 1648 la città si riprese lentamente. Sotto Johann Georg II lo sfarzo e le feste tornarono a corte. Dal 1670 sorse la Friedrichstadt con le prime manifatture, e nel 1676 fu creato il Großer Garten, con il suo palazzo barocco al centro: oggi è il polmone verde di Dresda. Nel 1685 Altendresden, sull’altra riva dell’Elba, bruciò quasi completamente. La città fu poi ricostruita secondo un piano unitario, con strade ampie e diritte, e ricevette presto un nuovo nome: la Nuova Città Regia, in breve Neustadt. Chi oggi dall’Augustusbrücke risale la Hauptstraße fino al Goldener Reiter e prosegue fino all’Albertplatz segue esattamente questa pianificazione barocca. E con questo siamo arrivati all’uomo che ha plasmato Dresda come nessun altro.

5. Augusto il Forte, lo Zwinger e l'oro bianco

Federico Augusto I divenne principe elettore di Sassonia nel 1694, in modo piuttosto inatteso, dopo che il fratello maggiore era morto di vaiolo. I posteri lo chiamano Augusto il Forte, per la sua leggendaria forza fisica, sulla quale circolano molte storie: si racconta, per esempio, che piegasse i ferri di cavallo a mani nude. Ma la sua vera forza era l'ambizione. Nel 1697 si fece eleggere re di Polonia e per questo si convertì persino alla fede cattolica, lui, sovrano di un paese quasi interamente protestante. Da allora fu principe elettore a Dresda e re a Varsavia, e voleva che questo si vedesse nella sua residenza. Dresda doveva gareggiare con Versailles, Vienna e Roma. Il suo architetto Matthäus Daniel Pöppelmann e lo scultore Balthasar Permoser crearono a partire dal 1710 lo Zwinger. In origine era pensato come aranciera e come sontuoso spazio per le feste, dove la corte celebrava i suoi festeggiamenti: tornei, mascherate, fuochi d'artificio. Per le nozze di suo figlio con la figlia dell'imperatore, Maria Josepha, nel 1719, Dresda fece festa per settimane, e lo Zwinger fu uno dei palcoscenici. La Porta della Corona, con la corona reale polacca sul tetto, il Padiglione del Bastione e il Bagno delle Ninfe sono ancora oggi tra gli edifici più belli del barocco europeo. Un secondo grande progetto fu la porcellana. In Europa si ammirava la porcellana cinese e giapponese e la si pagava cifre enormi: la chiamavano l'oro bianco. Augusto soffriva di una vera e propria “malattia della porcellana”, come scrisse lui stesso. Al tempo stesso teneva prigioniero a Dresda un giovane che sosteneva di saper fabbricare l'oro: l'aiutante farmacista Johann Friedrich Böttger. L'oro, Böttger non lo produsse mai. Ma insieme allo studioso Ehrenfried Walther von Tschirnhaus e a minatori dei Monti Metalliferi sperimentò con argille e temperature di cottura, e nel 1708, in un laboratorio di Dresda, riuscì a ottenere la prima porcellana dura europea. Nel 1710 Augusto fondò la manifattura di porcellana nell'Albrechtsburg di Meißen, dove il segreto poteva essere custodito meglio. I locali del laboratorio di Böttger sotto la Jungfernbastei si possono ancora intuire oggi nelle casematte. Augusto collezionava porcellana in quantità enormi. Scambiò persino soldati con porcellana: al re di Prussia diede un reggimento di dragoni e ricevette in cambio grandi vasi cinesi con coperchio, che ancora oggi si chiamano vasi dei dragoni. Per la sua collezione fece ristrutturare il Japanisches Palais nella Neustadt. Riorganizzò anche il tesoro artistico della sua casata: dal 1723 fece allestire nel castello il Grünes Gewölbe, una camera del tesoro con specchi, oro e pietre preziose, che già in vita mostrava a visitatori scelti, uno dei musei più antichi d'Europa. I suoi orafi, guidati da Johann Melchior Dinglinger, vi crearono meraviglie come la Corte di Delhi nel giorno del compleanno del Gran Mogol, con oltre cento minuscole figure tempestate di pietre preziose. Sotto Augusto Dresda crebbe notevolmente, l'Augustusbrücke fu allargato, Moritzburg e Pillnitz divennero castelli per la caccia e lo svago. E naturalmente ancora oggi si raccontano le storie delle sue numerose amanti, prima fra tutte la contessa Cosel, che in seguito fu tenuta prigioniera per quasi cinquant'anni nel castello di Stolpen. Augusto morì nel 1733 a Varsavia. Il suo cuore però riposa, come lui volle, in una capsula nella Hofkirche cattolica di Dresda. E sul Neustädter Markt cavalca ancora oggi come Goldener Reiter, il Cavaliere d'oro, dorato e nella posa di un imperatore romano.

6. Frauenkirche, Hofkirche e la veduta del Canaletto

Nello stesso periodo in cui il re cattolico abbelliva la sua residenza, i cittadini protestanti di Dresda lasciarono il proprio segno. La vecchia Frauenkirche era fatiscente ed era diventata troppo piccola. Il consiglio cittadino incaricò il maestro carpentiere comunale George Bähr di costruire una nuova chiesa, e Bähr progettò qualcosa che non si era mai visto prima: una chiesa protestante per la predicazione a pianta centrale, in cui tutti potessero vedere e sentire il predicatore, sormontata da un'imponente cupola interamente in arenaria. Gli abitanti di Dresda la chiamarono la “Campana di pietra”. Fu costruita dal 1726 al 1743; Bähr stesso non ne vide il completamento. Molti esperti dubitavano che la pesante cupola avrebbe retto, e invece resse, per più di duecento anni. Per Johann Sebastian Bach il nuovo organo Silbermann della Frauenkirche fu un evento: nel 1736 vi tenne un concerto davanti a un folto pubblico. Il figlio di Augusto, Federico Augusto II, come re di Polonia Augusto III, fu meno costruttore e più collezionista d'arte. Acquistò per la sua pinacoteca capolavori in tutta Europa, tra cui, nel 1754, la Madonna Sistina di Raffaello da Piacenza: il quadro con i due angioletti pensosi sul bordo inferiore, che oggi si vedono su innumerevoli cartoline. E poiché la corte era cattolica ma il paese protestante, il re aveva bisogno di una grande chiesa tutta sua. L'architetto italiano Gaetano Chiaveri eresse dal 1739 al 1755 la Hofkirche cattolica proprio accanto al castello, con una slanciata torre come contrappunto alla cupola della Frauenkirche. Un passaggio la collegava al castello, perché la famiglia reale potesse andare a messa senza bagnarsi i piedi. Oggi è la cattedrale della diocesi di Dresda-Meißen. Gli affari di governo Augusto III li lasciò in gran parte al suo ministro Heinrich von Brühl, uno degli uomini più potenti e più spreconi del suo tempo. Si dice che Brühl possedesse centinaia di abiti e parrucche, un aneddoto che ancora oggi si racconta volentieri. Sui vecchi bastioni della fortezza lungo l'Elba si fece costruire palazzo, biblioteca e giardino. Da qui nacque la Brühlsche Terrasse, più tardi chiamata il “Balcone d'Europa”. In quegli anni arrivò a corte anche un giovane pittore veneziano: Bernardo Bellotto, che come il suo celebre zio si faceva chiamare Canaletto. Dipinse Dresda con una precisione che stupisce ancora oggi. Il suo quadro più famoso mostra la città dalla riva dell'Elba della Neustadt: l'Augustusbrücke, la Hofkirche, la cupola della Frauenkirche, la luce sul fiume. Da allora questa veduta si chiama Canaletto-Blick, la veduta del Canaletto, e la si può ammirare ancora oggi dalla riva destra dell'Elba. Dopo la Seconda guerra mondiale i quadri di Bellotto furono persino un aiuto per la ricostruzione, perché mostrano come apparivano un tempo piazze e facciate. In quell'epoca Dresda era una delle grandi città d'arte d'Europa, con musica, opera, teatro e collezioni. Più tardi, intorno al 1802, il poeta Johann Gottfried Herder parlò di una “Firenze tedesca”: da qui nacque il soprannome di Elbflorenz, la Firenze sull'Elba, che la città porta ancora oggi. Ma lo splendore aveva il suo prezzo: le casse dello Stato erano vuote, l'esercito piccolo, e in Prussia c'era un vicino che aspettava proprio questa debolezza.

7. Dresda nelle guerre del 18° secolo

Il vicino si chiamava Federico II di Prussia, più tardi detto il Grande. Già nella guerra di successione austriaca la Sassonia si trovò tra due fuochi. Il 15 dicembre 1745 i prussiani sconfissero l'esercito sassone presso Kesselsdorf, a pochi chilometri a ovest della città, ed entrarono a Dresda. Il giorno di Natale fu firmata qui la Pace di Dresda; Federico conservò la Slesia. Undici anni dopo andò peggio. Nell'agosto del 1756 Federico invase la Sassonia senza dichiarazione di guerra: era l'inizio della guerra dei Sette anni. Il 9 settembre entrò a Dresda. Il piccolo esercito sassone si era ritirato in un campo fortificato tra Pirna e la Festung Königstein. Lì fu accerchiato, patì la fame per settimane e nell'ottobre del 1756 dovette capitolare ai piedi del Lilienstein. I soldati furono costretti a entrare nell'esercito prussiano; molti disertarono alla prima occasione. Questa storia gliela racconto volentieri più nel dettaglio, se mi chiede di Pirna. Il re Augusto III fuggì a Varsavia, la regina rimase a Dresda. La guerra si trascinò a lungo e Dresda cambiò padrone più volte. Nel 1758 il comandante prussiano della città, per avere libero campo di tiro, fece incendiare parte dei sobborghi. Nel settembre del 1759 truppe austriache e imperiali riconquistarono la città. Nel luglio del 1760 Federico tornò e cercò di riprendersi Dresda con la forza. Fece bombardare la città per giorni con artiglieria pesante. Intere vie andarono in fiamme, centinaia di case furono distrutte. La Kreuzkirche bruciò e crollò. Bellotto, il pittore, ne immortalò in seguito le rovine in un quadro sconvolgente, con persone che si aggirano tra le macerie. La Frauenkirche invece resistette. Si raccontava che le palle di cannone fossero semplicemente rimbalzate sulla cupola di pietra. Se sia vero non lo sappiamo con certezza, ma la chiesa sopravvisse davvero al bombardamento, e questo fondò la sua fama di simbolo indistruttibile. Federico non riuscì a conquistare la città e si ritirò. La guerra terminò nel 1763 con la Pace di Hubertusburg, un castello di caccia in Sassonia. Per Dresda il bilancio fu amaro: sobborghi distrutti, un centro storico devastato, un paese in rovina. Ci vollero decenni prima che il numero degli abitanti tornasse al livello di prima della guerra. Eppure si vide che il senso artistico della città era sopravvissuto alla catastrofe. Sotto il giovane principe elettore Federico Augusto III, salito al trono da bambino nel 1763 e che inizialmente regnò sotto tutela, nel 1764 fu fondata l'Accademia di Belle Arti. Parsimonia e un'amministrazione ordinata presero il posto degli sprechi dell'epoca di Brühl; più tardi il nuovo sovrano fu chiamato Federico Augusto il Giusto. La Kreuzkirche fu ricostruita in forma nuova e Dresda cominciò lentamente a riprendersi. Ma era passata appena una generazione che di nuovo eserciti stranieri si presentarono alle porte, e questa volta arrivò di persona l'uomo più potente d'Europa.

9. Romantici, rivoluzione e ferrovia

Dopo le guerre Dresda divenne un luogo del desiderio per il Romanticismo. Il pittore Caspar David Friedrich viveva in città dal 1798 e qui dipinse i suoi quadri più famosi, molti dei quali dopo escursioni nella Sächsische Schweiz. Suo amico era il medico e pittore Carl Gustav Carus; il norvegese Johan Christian Clausen Dahl abitava sotto lo stesso tetto di Friedrich, sull'Elba. Ludwig Richter disegnava villaggi, bambini e paesaggi dei dintorni. Il poeta Heinrich von Kleist vi trascorse anni fecondi, e Carl Maria von Weber diresse dal 1817 l'opera tedesca a corte. In una casa estiva a Hosterwitz lavorò a musiche che entusiasmarono intere generazioni. La città cambiò anche politicamente. Nel 1830 scoppiarono disordini e nel 1831 la Sassonia ottenne una costituzione. Sotto il re Antonio nacquero l'illuminazione a gas, una posta cittadina e nel 1828 un istituto tecnico, all'origine dell'odierna Università Tecnica. Nel 1839 partì il primo treno da Lipsia a Dresda: la prima ferrovia a lunga percorrenza tedesca. La prima locomotiva costruita in Germania, la Saxonia, uscì dalla Maschinenbauanstalt Übigau di Dresda. Nello stesso decennio Gottfried Semper costruì il primo teatro di corte sulla Theaterplatz, inaugurato nel 1841. Semper costruì anche la sinagoga della comunità ebraica. A corte operava dal 1843 un giovane e ribelle maestro di cappella: Richard Wagner. A Dresda andarono in scena le sue opere Rienzi, L'olandese volante e Tannhäuser. Wagner era entusiasta delle idee di libertà e di unità che allora fermentavano in Europa. Nell'anno rivoluzionario 1848 i cittadini di tutta la Germania chiedevano costituzioni e un parlamento comune. Quando nella primavera del 1849 il re di Sassonia respinse la costituzione del Reich, a Dresda scoppiò l'insurrezione di maggio. Dal 3 al 9 maggio 1849 le strade si riempirono di barricate. Tra gli insorti c'erano Wagner, l'architetto Semper, che a quanto si dice progettò una barricata particolarmente ben fatta, e l'anarchico russo Michail Bakunin. Le truppe sassoni e prussiane repressero la rivolta nel sangue. Wagner e Semper dovettero fuggire e vissero per molti anni in esilio; Wagner era ricercato con mandato di cattura. Dopo il 1850 Dresda crebbe rapidamente. Nel 1852 il numero degli abitanti superò la soglia dei centomila: Dresda era una grande città. Sorsero nuovi sobborghi, si insediarono fabbriche. Nel 1869 il teatro di corte di Semper andò a fuoco. Semper, che nel frattempo viveva in Svizzera e a Vienna, progettò un nuovo edificio ancora più sfarzoso; suo figlio Manfred ne diresse la costruzione. Fu inaugurato nel 1878: la Semperoper come la conosciamo oggi. Dopo la fondazione dell'Impero tedesco nel 1871 la Sassonia rimase un regno a sé, con un proprio esercito, e Dresda divenne una grande città di guarnigione. A nord sorse la Albertstadt, un'intera città di caserme, arsenali e piazze d'armi. La città dei romantici era diventata una grande città moderna e sicura di sé, e alla svolta del secolo avrebbe raggiunto uno splendore capace di competere con l'epoca barocca.

10. L'Elba, i battelli a vapore e i vigneti

Senza l'Elba Dresda non esisterebbe. Per secoli il fiume è stato la strada più importante della città. Su di esso arrivavano legname dai Monti Metalliferi e dalla Boemia, cereali, sale e soprattutto arenaria dalla Sächsische Schweiz. La Frauenkirche, lo Zwinger, la Hofkirche: quasi tutti i grandi edifici della città sono costruiti in arenaria dell'Elba, estratta nelle cave intorno a Pirna, Wehlen e Rathen e trasportata su barconi lungo il fiume. Controcorrente le imbarcazioni venivano trainate con lunghe funi da uomini e più tardi da cavalli, lungo le alzaie che in molti punti della ciclovia dell'Elba si riconoscono ancora. Nel 1837 iniziò una nuova epoca: i primi battelli a vapore navigarono sull'Elba sassone. Da quegli inizi nacque la Sächsische Dampfschiffahrt, che oggi possiede la flotta di battelli a ruote più antica e più grande del mondo. La maggior parte delle sue navi storiche ha più di cento anni; d'estate viaggiano da Dresda attraverso la valle dell'Elba fino alla Sächsische Schweiz. Chi da qui prende il battello per Pirna, Wehlen, Rathen o Bad Schandau viaggia quindi proprio sulla via per cui un tempo arrivavano le pietre per Dresda. Intorno al 1870 si aggiunse una tecnica curiosa, la navigazione a catena: sul fondo dell'Elba giaceva una lunga catena alla quale i rimorchiatori a catena si tiravano controcorrente, trainando chiatte da carico. Ma l'Elba non era solo una via di trasporto, era anche un pericolo. Le piene fanno parte della storia della città, dalle grandi alluvioni del Medioevo al “diluvio sassone” del 1845 fino all'alluvione del secolo del 2002. Sulla Brühlsche Terrasse e su alcune case dei segni mostrano fin dove arrivò l'acqua. Anche per questo i prati dell'Elba a Dresda sono rimasti così ampi e verdi: saggiamente non si costruì nella zona golenale. Questi prati, che attraversano la città, sono oggi tra le cose che i visitatori amano di più di Dresda. Risalendo l'Elba, sul pendio di Loschwitz si susseguono tre castelli, gli Albrechtsschlösser e lo Schloss Eckberg, costruiti nell'Ottocento per principi e ricchi mercanti. Più a monte si trova Pillnitz con il castello estivo dei re, proprio sull'acqua, con una scalinata dove attraccavano le gondole della corte. E ovunque, sui pendii soleggiati esposti a sud, cresce la vite. La viticoltura nella valle dell'Elba è documentata fin dal Medioevo; la zona tra Pirna, Dresda, Meißen e Diesbar-Seußlitz è tra le regioni vinicole più settentrionali d'Europa. Principi elettori e re possedevano vigneti propri, e a Wachwitz, Pillnitz e Radebeul case dei vignaioli e muri a secco dei vigneti lo ricordano. Nell'Ottocento la fillossera distrusse quasi tutte le viti; solo poco a poco i pendii furono ripiantati. Oggi si può camminare tra i vigneti sul Sächsischer Weinwanderweg da Pirna fino a Diesbar-Seußlitz e assaggiare il vino della zona in piccole osterie stagionali dei vignaioli. Se dunque una sera d'estate si trova seduto su un battello, vede scorrere i vigneti e la cupola della Frauenkirche avvicinarsi, vive Dresda così come l'hanno vissuta generazioni di viaggiatori prima di Lei: dal fiume che ha creato la città.

11. Grande città intorno al 1900

Odol, Fürstenzug e Blaues Wunder: Intorno al 1900 Dresda era una delle grandi città più ricche e più belle d'Europa. Grazie alla crescita e all'annessione di comuni limitrofi, il numero degli abitanti salì a oltre mezzo milione; Dresda era tra le città più grandi dell'Impero tedesco. Soprattutto nei quartieri di ville sui pendii dell'Elba, a Blasewitz, Loschwitz e sul Weißer Hirsch, si stabilirono facoltosi industriali, ufficiali, artisti e benestanti che vivevano di rendita. Il sanatorio di Heinrich Lahmann sul Weißer Hirsch attirava ospiti da tutto il mondo. Dresda era una città di inventori. Qui nacquero sigarette, cioccolato, macchine per cucire, macchine fotografiche e molto altro. Karl August Lingner divenne milionario con il collutorio Odol. Melitta Bentz inventò nel 1908 a Dresda il filtro per il caffè, e anche il dentifricio Chlorodont veniva da qui. La fabbrica di tabacco Yenidze si fece costruire nel 1909 un edificio nello stile di una moschea, con una variopinta cupola di vetro sotto la quale oggi si ascoltano fiabe. Lingner, il re dell'Odol, voleva fare più che guadagnare denaro: voleva informare le persone sulla salute. Nel 1911 organizzò l'Esposizione Internazionale dell'Igiene, che attirò milioni di visitatori, e fondò il Deutsches Hygiene-Museum, che nel 1930 ebbe la sua grande sede presso il Großer Garten. Il suo oggetto più famoso era l'Uomo di vetro. Anche la tecnica cambiò il volto della città. Nel 1893 fu inaugurato tra Blasewitz e Loschwitz un audace ponte d'acciaio senza piloni nel fiume. Gli abitanti di Dresda lo battezzarono Blaues Wunder, la “Meraviglia blu”, per il colore della vernice e perché si stentava a credere che reggesse. Poco dopo sulle alture di Loschwitz salirono una funicolare e, dal 1901, una funivia sospesa, che oggi è considerata la più antica ferrovia sospesa di montagna del mondo. I tram elettrici sostituirono quelli a cavalli. Nel 1910 fu inaugurato il Neues Rathaus, sulla cui torre il dorato Rathausmann veglia sulla città. E sul lungo muro dello Stallhof nacque un'opera d'arte che ogni visitatore conosce: il Fürstenzug, il Corteo dei principi. Negli anni 1870 il pittore Wilhelm Walther dipinse sul muro un corteo a cavallo dei sovrani sassoni lungo oltre cento metri, da Corrado il Grande fino al re Giorgio. Poiché la pittura si deteriorava, tra il 1904 e il 1907 l'immagine fu trasferita su circa 23.000 piastrelle di porcellana di Meißen. Sopravvissero quasi intatte persino alla tempesta di fuoco del 1945. Al margine del corteo, tra l'altro, Walther ha immortalato anche se stesso, insieme ad altri artisti e artigiani. Nel nord della città il fabbricante di mobili Karl Schmidt fondò nel 1909 la città giardino di Hellerau, la prima città giardino tedesca: un luogo in cui gli operai dovevano vivere in case sane con giardino, con un teatro dei festival per la danza e la musica. E quattro giovani studenti di architettura fondarono nel 1905 a Dresda il gruppo di artisti Brücke: Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff e Fritz Bleyl. Con colori accesi e selvaggi diedero vita all'Espressionismo. Intorno al 1900 Dresda era dunque entrambe le cose: residenza reale piena di tradizione e officina della modernità.

12. Dresda, città della musica

Dresda è una città della musica, e lo è senza interruzione da quasi cinquecento anni. All'inizio ci sono due complessi che esistono entrambi ancora oggi: il Kreuzchor, la cui storia risale al Duecento, e la cappella di corte, fondata dal principe elettore Maurizio nel 1548. Da essa è nata la Sächsische Staatskapelle, una delle orchestre più antiche del mondo. Richard Wagner la definì una volta un'“arpa meravigliosa”. Nel corso dei secoli a Dresda hanno operato compositori i cui nomi conoscono tutti. Heinrich Schütz plasmò nel Seicento la musica sacra protestante. Nel Settecento Johann Adolph Hasse rese celebre l'opera di corte di Dresda con opere italiane; Johann Sebastian Bach venne più volte in visita, si candidò per un titolo di corte e suonò sui nuovi organi della città. Nell'Ottocento Carl Maria von Weber, con l'opera tedesca alla corte di Dresda, gettò le basi per una tradizione operistica propria, tedesca. Richard Wagner, come maestro di cappella di corte, vi presentò diverse sue opere, prima di dover fuggire dopo l'insurrezione di maggio del 1849. Robert Schumann e Clara Schumann vissero alcuni anni a Dresda. Poi arrivò Richard Strauss. Tra il 1901 e il 1938 nove delle sue opere ebbero la prima assoluta a Dresda, tra cui Salome nel 1905, Elektra nel 1909 e soprattutto Il cavaliere della rosa nel 1911. Per Il cavaliere della rosa le ferrovie misero allora in servizio treni speciali da Berlino a Dresda, tanto era grande l'afflusso. Strauss si sentì per tutta la vita strettamente legato all'orchestra e al teatro di Dresda. Anche nella musica del Novecento Dresda rimase un luogo importante. La Dresdner Philharmonie divenne una seconda grande orchestra della città. Nel Festspielhaus di Hellerau Émile Jaques-Dalcroze sviluppò un nuovo insegnamento di musica e movimento, che attirava ballerini e pedagoghi da tutta Europa; a questo si ricollegarono Mary Wigman e Gret Palucca con la danza moderna. La guerra distrusse la Semperoper e la Kreuzkirche, ma la musica non si fermò mai del tutto. Già pochi mesi dopo il febbraio 1945 il Kreuzchor tornò a cantare, dapprima in alloggi di fortuna. Il suo cantor Rudolf Mauersberger, sotto l'impressione della distruzione, scrisse un mottetto funebre su parole delle Lamentazioni di Geremia, “Come giace desolata la città”, che ancora oggi viene cantato ogni anno in memoria. Dopo la guerra la Staatskapelle suonò per decenni in sedi provvisorie, finché la Semperoper non riaprì nel 1985. Oggi la vita musicale di Dresda è più ricca che mai. La Semperoper, il Kulturpalast con la sua nuova sala da concerto, la Kreuzkirche con vespri e mottetti, la Frauenkirche con i suoi concerti, i Dresdner Musikfestspiele all'inizio dell'estate e il Dixieland-Festival, uno dei più grandi del suo genere in Europa: chi trascorre qualche giorno nel Bielatal trova a Dresda un concerto quasi ogni sera. Un consiglio per una gita: i vespri del Kreuzchor il sabato pomeriggio sono un'esperienza meravigliosa anche per gli ospiti senza biglietti costosi; basta arrivare presto, perché i posti sono molto ambiti.

13. Tra modernità e dittatura (1918–1945)

Nel novembre del 1918, alla fine della Prima guerra mondiale, la monarchia in Sassonia giunse al termine. Il re Federico Augusto III abdicò; secondo la tradizione avrebbe detto, più o meno, che la gente ora si sbrigasse le sue faccende da sola. Se l'abbia detto davvero così non è certo, ma la frase in Sassonia divenne proverbiale. Il regno divenne il Libero Stato di Sassonia, con Dresda come capitale. Negli anni 1920 la città visse una nuova fioritura delle arti. All'Accademia insegnarono Oskar Kokoschka e più tardi Otto Dix, che qui dipinse il suo grande quadro contro la guerra, La guerra. Le danzatrici Mary Wigman e Gret Palucca fecero di Dresda un centro della moderna danza espressiva. Nella Neustadt era nato nel 1899 Erich Kästner, che nei suoi ricordi descrisse con affetto la Dresda della sua infanzia. Dresda continuò a crescere: nel 1933 la città contava circa 640.000 abitanti, più che mai prima e mai più dopo. Ma con il 1933 finì quest'epoca aperta e moderna. I nazionalsocialisti presero il potere anche in Sassonia. Già nella primavera del 1933 a Dresda si bruciarono libri. Nell'autunno di quell'anno la città ospitò una delle prime mostre con cui i nuovi padroni schernivano l'arte moderna come “degenerata”; opere di Dix e di altri artisti di Dresda furono rimosse dai musei. Dix perse la sua cattedra. Per gli ebrei di Dresda iniziò un periodo di emarginazione, espropriazione e persecuzione. Uno di loro era il romanista Victor Klemperer, professore alla Technische Hochschule. Nel 1935 perse il suo posto e per tutti quegli anni tenne di nascosto un diario. Questi diari sono oggi tra le testimonianze più intense della vita quotidiana sotto la dittatura: osservati con precisione, sobri e sconvolgenti. Nella notte dei pogrom di novembre del 1938 uomini delle SA diedero fuoco alla sinagoga costruita da Gottfried Semper. Un vigile del fuoco salvò la stella di David dalla cupola e la nascose. Quella stella orna oggi la Neue Synagoge, inaugurata nel 2001 nello stesso luogo. Dei circa 4400 ebrei di Dresda del 1933, alla fine della guerra in città ne vivevano ancora solo poche decine; la maggior parte era fuggita, era stata cacciata o assassinata nei campi. Durante la guerra Dresda fu guarnigione, nodo di comunicazioni e sede di industrie belliche, in cui dovevano lavorare duramente anche lavoratori forzati. A lungo la città fu risparmiata dai grandi attacchi aerei, e molti credevano che Dresda non sarebbe stata colpita per via dei suoi tesori d'arte. Con le colonne di profughi dall'Est, nell'inverno 1944/45 la città si riempì di persone. Come andò a finire glielo racconto nel prossimo capitolo: è il più difficile di questa storia.

15. Rovine e ricostruzione nella DDR

Dopo la guerra Dresda giaceva in macerie. Donne e uomini sgomberarono le pietre una a una, una ferrovia delle macerie trasportava i detriti fuori dal centro. Molte rovine furono fatte saltare, intere vie scomparvero. Dresda faceva ora parte della zona di occupazione sovietica e dal 1949 della DDR. Sulla ricostruzione si discusse aspramente: si doveva ripristinare la città antica o costruire una nuova città socialista? Alla fine avvennero entrambe le cose. Alcuni dei grandi edifici furono salvati con uno sforzo enorme. Lo Zwinger fu ricostruito passo dopo passo sotto la guida dell'architetto Hubert Ermisch, e così pure la Hofkirche, l'Albertinum e la Kreuzkirche. I dipinti della Galerie Alte Meister durante la guerra erano stati nascosti in gallerie e miniere; l'Armata Rossa li portò in Unione Sovietica. A metà degli anni 1950 la maggior parte tornò, compresa la Madonna Sistina, e la galleria riaprì. Altri edifici furono sacrificati al nuovo piano. La rovina della gotica Sophienkirche sulla Postplatz fu demolita nel 1962 e nel 1963, nonostante le proteste di molti abitanti di Dresda. Il centro storico ebbe strade larghe e nuovi edifici. Dalla metà degli anni 1960 nacque la Prager Straße, un'ampia zona pedonale con alberghi e lunghi blocchi residenziali; nel 1969 fu inaugurato il Kulturpalast sull'Altmarkt. Alla periferia crebbero grandi quartieri nuovi di edifici prefabbricati, per esempio a Prohlis e Gorbitz, dove decine di migliaia di persone ebbero appartamenti moderni. La rovina della Frauenkirche rimase dov'era. Il cumulo di macerie con i due resti di muro fu dichiarato monumento contro la guerra. Negli anni 1980, il 13 febbraio, dei giovani venivano alla rovina con le candele per manifestare per la pace e il disarmo: un passo coraggioso in uno Stato che non tollerava simili raduni. Un grande evento fu il 13 febbraio 1985: esattamente quarant'anni dopo la distruzione, la Semperoper ricostruita fu inaugurata con il Franco cacciatore di Weber. Molti abitanti di Dresda ricordano ancora oggi quella sera. Nella DDR Dresda era una città della scienza e della tecnica. All'Università Tecnica e nelle aziende si faceva ricerca e sviluppo; Dresda era molto avanti nei brevetti. Con il Kombinat Robotron e la microelettronica si gettarono qui le basi su cui la città avrebbe potuto costruire in seguito. Allo stesso tempo Dresda era considerata la “Valle degli ignari”: per via della posizione nella valle dell'Elba, qui la televisione della Germania Ovest quasi non si riceveva, a differenza della maggior parte della DDR. Questo diede origine a più di una barzelletta, e a una curiosità particolare per tutto ciò che veniva “dall'altra parte”. Alla fine degli anni 1980 anche a Dresda crebbe il malcontento: per i vecchi edifici fatiscenti, l'aria inquinata, la mancanza di libertà di viaggiare e la tutela paternalistica. Nell'autunno del 1989 si sarebbe visto quanto era diventato grande il coraggio della gente.

16. La svolta, la Frauenkirche e la Dresda di oggi

All'inizio di ottobre del 1989 treni speciali con migliaia di cittadini della DDR, che si erano rifugiati nell'ambasciata della Repubblica Federale a Praga, attraversarono Dresda diretti a Ovest. Alla stazione centrale si radunarono persone che volevano partire anche loro, e il 4 ottobre ci furono duri scontri con la polizia. Nei giorni seguenti sempre più abitanti di Dresda scesero in piazza. L'8 ottobre, da una folla accerchiata sulla Prager Straße, fu scelto un gruppo di venti persone, il Gruppo dei 20, che negoziò con il sindaco Wolfgang Berghofer: uno dei primi dialoghi tra cittadini e potere statale nella DDR. Dopo la caduta del Muro, il 19 dicembre 1989 il cancelliere federale Helmut Kohl parlò davanti alla rovina della Frauenkirche a circa centomila persone. Con la riunificazione del 3 ottobre 1990 Dresda divenne capitale del ricostituito Libero Stato di Sassonia. Poco dopo un'iniziativa civica, con l'“Appello da Dresda”, chiamò alla ricostruzione della Frauenkirche. Ciò che molti ritenevano impossibile riuscì: donatori di tutto il mondo diedero denaro, gli archeologi recuperarono le pietre dal cumulo di macerie e misurarono ognuna di esse. Migliaia di pietre antiche furono reinserite; si riconoscono bene come macchie scure nella facciata chiara. La croce dorata della torre fu realizzata da un orafo britannico il cui padre, come pilota di bombardiere, aveva partecipato agli attacchi sulle città tedesche: un dono della Gran Bretagna e un segno di riconciliazione. Il 30 ottobre 2005 la Frauenkirche fu consacrata. Nel frattempo, intorno al Neumarkt, sono risorte anche molte delle antiche case borghesi secondo i modelli storici. In quegli anni Dresda visse anche dure prove. Nell'agosto del 2002 l'Elba salì oltre i nove metri; centro storico, Zwinger e Semperoper finirono sott'acqua, la stazione centrale fu allagata dalla Weißeritz. Dopo la successiva grande piena del 2013 i danni furono molto minori grazie ai nuovi impianti di protezione. La valle dell'Elba di Dresda divenne nel 2004 patrimonio mondiale dell'UNESCO e perse di nuovo il titolo nel 2009, prima in Europa, perché la città costruì il Waldschlößchenbrücke. I cittadini si erano espressi a favore del ponte in un referendum; la disputa divise la città. Nella notte dell'11 settembre 2024 una parte del Carolabrücke crollò nell'Elba, per fortuna in una notte in cui nessuno lo stava attraversando. Oggi Dresda, con oltre mezzo milione di abitanti, è di nuovo una grande città vivace. Si è insediata la microelettronica e la regione ama definirsi Silicon Saxony. L'Università Tecnica è tra i grandi atenei della Germania. Il Grünes Gewölbe è tornato nel castello e la Staatskapelle suona nella Semperoper come da secoli. La città discute anche, di politica, di memoria, di ponti. Ma chi la sera sta sulla Brühlsche Terrasse e guarda l'Elba, i ponti e la cupola della Frauenkirche capisce perché da ottocento anni le persone hanno ricostruito questa città ogni volta di nuovo.

Aggiornato: 10/2026

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