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Storia di Pirna
1. Selci, slavi e il nome Pirna
Pirna si trova in un punto particolare: qui l'Elba esce dalla stretta valle dell'Elbsandsteingebirge e sbocca nell'ampia conca di Dresda. Chi risaliva l'Elba lasciava dietro Pirna la pianura; chi scendeva il fiume si era appena lasciato alle spalle rocce e gole. Per questo ancora oggi Pirna è chiamata la porta della Sächsische Schweiz. Gli uomini hanno apprezzato questa posizione molto presto. Le tracce più antiche sono utensili di selce lasciati da cacciatori e raccoglitori alla fine dell'ultima era glaciale, da dieci a quattordicimila anni fa. Quando gli uomini divennero sedentari, sui fertili terreni di loess intorno a Pirna si stabilirono i primi contadini, le genti della ceramica lineare, più di settemila anni fa. In seguito vissero qui popoli dell'età del bronzo e del ferro, e nel IV secolo avanti Cristo giunsero nella valle dell'Elba tribù germaniche, che se ne andarono di nuovo all'epoca delle migrazioni dei popoli. Intorno all'anno 600 dopo Cristo arrivarono famiglie slave, gli antenati dei sorbi. Disboscarono la foresta, fondarono villaggi e diedero il nome a molti luoghi: Dohna, Zehista, Copitz, Pratzschwitz e molti altri toponimi intorno a Pirna suonano ancora oggi slavi. Anche il nome stesso di Pirna risale a quell'epoca. Oggi i linguisti lo fanno risalire per lo più a una parola dell'antico sorabo che ha a che fare con la cenere ardente o il fuoco. Forse qui c'era un luogo in cui si era disboscato il bosco con il fuoco, forse un posto dove ardevano dei fuochi. Non è del tutto certo, come spesso accade con i toponimi antichi. Un'altra spiegazione, molto più graziosa, se la raccontano gli abitanti di Pirna da secoli: il nome verrebbe da Birne, la pera. Nello stemma della città c'è davvero un pero, e c'è un'antica leggenda al riguardo, che Le racconto volentieri se mi chiede delle leggende di Pirna. Gli studiosi però ritengono questa interpretazione un'invenzione romantica più tarda: probabilmente la pera finì nello stemma solo perché il nome suonava in modo simile. Gli slavi vissero a lungo senza signori venuti da Occidente. Le cose cambiarono quando il re tedesco Enrico I fondò nel 929 il castello di Meißen e la terra lungo l'Elba passò passo dopo passo sotto il dominio dell'Impero. A poco a poco nel Gau Nisan, come si chiamava la zona intorno a Dresda e Pirna, sorsero castelli, chiese e insediamenti tedeschi. Sulla rupe sopra l'Elba, dove oggi sorge lo Schloss Sonnenstein, c'era probabilmente già nell'XI secolo un castello. Da lassù si poteva sorvegliare bene il fiume, e con esso il commercio che vi transitava tra la Boemia e la terra di Meißen. Sotto il castello, sulla riva, nacque uno spiazzo dove i mercanti scambiavano le loro merci. Da questa piazza del mercato ai piedi del castello sarebbe nata nel Duecento la città di Pirna. Se oggi si trova sulla piazza del mercato di Pirna e guarda in su verso il Sonnenstein, vede dunque ancora i due nuclei originari della città: in alto il castello, in basso il mercato.
2. Castello, mercato e diritti cittadini
Nel 1233 Pirna compare per la prima volta in un documento. Lo scritto regola diritti tra l'imperatore e i signori territoriali nella Marca di Meißen, e Pirna vi è menzionata come un luogo che aveva già una certa importanza. Poco più tardi, intorno al 1245, Pirna è una città con diritti propri; signore della città era il margravio di Meißen. Il castello sulla rupe è menzionato espressamente per la prima volta nel 1269. Nel Medioevo i diritti cittadini significavano moltissimo: i cittadini potevano amministrarsi da sé, eleggere un consiglio, tenere mercati e avere tribunali propri. In cambio proteggevano la loro città con mura e porte e pagavano tributi al signore. Pirna fu fondata secondo un piano, con una grande piazza del mercato rettangolare al centro e strade disposte intorno in una griglia regolare. Questo schema di base si legge ancora oggi nel centro storico: dalla piazza del mercato la Lange Straße, la Schmiedestraße e la Dohnaische Straße partono nelle varie direzioni, come fanno da oltre settecento anni. La città viveva del fiume. L'Elba era allora la più importante via di comunicazione tra la Boemia e le terre del nord fino ad Amburgo. Dalla Boemia arrivavano cereali, legname e altre merci, in senso opposto sale, pesce, tessuti. Pirna si trovava esattamente nel punto in cui i barcaioli, dopo aver attraversato le montagne, trovavano un porto sicuro e un mercato. Ben presto la città ottenne un privilegio che fondò la sua ricchezza: il diritto di deposito. Esso obbligava i barcaioli che passavano davanti a Pirna a scaricare qui le loro merci per un certo periodo e a offrirle in vendita ai cittadini di Pirna. Solo dopo potevano proseguire. Per i mercanti della città era un affare d'oro: avevano il primo accesso a tutto ciò che scendeva lungo il fiume e potevano rivenderlo con profitto. Per i barcaioli era una seccatura, e le liti con Dresda e altre città non mancarono. Nel corso del Duecento i signori di Pirna cambiarono più volte. Per un periodo il vescovo di Meißen ebbe diritti sulla città e sul castello, poi di nuovo il margravio. Nel 1293 avvenne un cambiamento destinato a segnare la storia di Pirna per più di un secolo: il re Venceslao II di Boemia acquistò città e castello. Pirna divenne boema, e lo rimase fino al 1405. Per gli abitanti di Pirna non fu una disgrazia. La Boemia, sotto i suoi re della casata dei Přemyslidi e più tardi dei Lussemburgo, era un paese ricco e potente, e Praga era una delle grandi città d'Europa. Una città mercantile al confine con questo paese, sul suo fiume più importante, aveva buone prospettive. Come Pirna visse quest'epoca boema glielo racconto nel prossimo capitolo.
3. Una città boema sull'Elba
Per poco più di cent'anni, dal 1293 al 1405, Pirna appartenne al Regno di Boemia. I re boemi sapevano quale tesoro avevano in questa città e la favorirono. Nel 1325 il re Giovanni di Boemia, detto Giovanni il Cieco, confermò espressamente i privilegi della città, soprattutto il prezioso diritto di deposito. Giovanni è una delle figure più affascinanti del Medioevo: un re cavaliere che girò tutta l'Europa e che, sebbene in vecchiaia fosse diventato cieco, nel 1346 cadde in prima fila nella battaglia di Crécy, in Francia. Suo figlio Carlo divenne imperatore del Sacro Romano Impero come Carlo IV e fece di Praga una residenza splendida. Nel 1351 a Pirna si tenne persino una dieta dei principi, un incontro di principi sotto la guida di Carlo, durante il quale si discussero le controversie sulla Marca di Brandeburgo. Per una cittadina di provincia sull'Elba fu un grande onore. In quell'epoca nacque anche il convento domenicano. Intorno al 1300 i frati dell'Ordine dei Predicatori si stabilirono a Pirna; il convento è menzionato per la prima volta nel 1307. I domenicani erano un ordine mendicante che predicava e insegnava nelle città. La loro chiesa conventuale St. Heinrich è una sobria aula a due navate con preziosi affreschi dell'inizio del Quattrocento. Degli edifici del convento si sono conservati la sala capitolare e il refettorio estivo; nel cortile del convento ha oggi sede il museo civico. Già nel 1317, inoltre, è menzionata una scuola a Pirna. Intorno al 1400 la zona entrò in un periodo violento. I burgravi di Dohna, un'antica famiglia nobile con sede nel castello sopra la valle della Müglitz, erano in una faida accanita con il margravio di Meißen. Questa faida di Dohna, secondo la tradizione, cominciò con una lite durante un ballo a Dresda e degenerò in una vera e propria piccola guerra fatta di assalti e assedi. Alla fine i Dohna persero tutto: il loro castello fu conquistato, il loro dominio smantellato. Il margravio di Meißen colse l'occasione per estendere il suo potere su tutta la zona, e negli anni 1404 e 1405 anche Pirna passò al margraviato di Meißen. Da quel momento Pirna fu una città del margraviato di Meißen e in seguito sassone. La questione però non era del tutto chiusa: formalmente Pirna rimase un feudo della corona boema, e solo il Trattato di Eger del 1459 fissò in modo duraturo il confine tra Sassonia e Boemia, a grandi linee fino a oggi. Il confine che attraversa durante una gita in Repubblica Ceca risale in gran parte a questo trattato. Se Le fa piacere, Le racconto volentieri di più al riguardo. Il passato boemo ha lasciato tracce a Pirna, e non solo nei documenti. Lo stretto legame lungo il fiume rimase, commerci e parentele si estendevano fin dentro la Boemia. E quando nel Seicento i boemi protestanti dovettero lasciare la loro patria, migliaia di loro trovarono rifugio proprio a Pirna, ma questa è una storia per un capitolo successivo.
4. Diritto di deposito, barcaioli e arenaria
Nel Quattrocento e nel Cinquecento Pirna visse il suo periodo più ricco. La città era una piazza commerciale di primo rango sull'Elba, e i mercanti divennero benestanti. Il diritto di deposito costringeva le navi di passaggio ad attraccare a Pirna e a offrire le loro merci. A questo si aggiungevano dazi, mercati e il denaro che carrettieri, zatterieri e barcaioli lasciavano nelle locande della città. Nel 1409 il signore territoriale concesse un mercato settimanale libero il sabato. Sull'Elba navigavano allora barconi da carico che a valle si lasciavano trasportare dalla corrente e a monte dovevano essere trainati a fatica. Questo lavoro lo facevano uomini, gli alatori, chiamati qui Treidler o Bomätscher, che camminavano lungo la riva con le funi sulla spalla e trascinavano controcorrente i pesanti barconi passo dopo passo. Era uno dei lavori più duri che esistessero. Più tardi furono i cavalli ad assumere questo compito. I sentieri su cui camminavano, le alzaie, si riconoscono ancora in molti punti della ciclovia dell'Elba. Oltre al commercio, un secondo bene portò ricchezza a Pirna: l'arenaria. Nelle cave a monte, presso Posta, Wehlen, Rathen e intorno a Pirna stessa, si estraeva la solida arenaria dell'Elba, facile da lavorare. Da Pirna partiva sulle navi verso Dresda, Meißen, Magdeburgo, persino fino ad Amburgo e oltre. Molti edifici famosi della Germania settentrionale e perfino all'estero sono costruiti con arenaria della zona di Pirna. I cavatori e gli scalpellini avevano a Pirna un rango particolare, e la città divenne un centro dell'arte edilizia. Qui c'era una Bauhütte, cioè una comunità di bottega di scalpellini e capomastri, i cui maestri erano richiesti ben oltre Pirna. Il più noto fra loro fu Peter Ulrich, detto Peter von Pirna, che iniziò la grande chiesa cittadina: di essa Le parlo in un capitolo a parte. La ricchezza di quell'epoca si vede ancora oggi nel centro storico. I mercanti si costruirono case sfarzose con alti frontoni, bovindi e soprattutto portali con nicchie a sedile: ingressi nei cui stipiti di pietra, a destra e a sinistra, sono ricavate piccole panchine con nicchie a conchiglia lavorate ad arte. Lì sedevano i padroni di casa e le loro famiglie, chiacchieravano con i vicini e tenevano d'occhio ciò che accadeva in strada. Pirna possiede una delle più grandi raccolte di questi portali in tutta la Sassonia. Particolarmente bello è quello del Peter-Ulrich-Haus sulla piazza del mercato, che il capomastro si costruì da sé nel 1506: è considerato uno dei portali con nicchie a sedile più antichi e più perfetti nella forma di tutta la Sassonia. Al piano terra di questa casa si trovò dal 1572 la prima farmacia della città. Un altro bel portale è quello della casa in Niedere Burgstraße 1, che il capomastro Wolf Blechschmidt ristrutturò intorno al 1544, con un busto del maestro sopra l'ingresso. Quando passeggia per Pirna, faccia caso agli ingressi: in quasi ogni vicolo troverà questi sedili di pietra, alcuni con stemmi, date o iscrizioni. Raccontano di un'epoca in cui Pirna era una città ricca e sicura di sé, che voleva senz'altro misurarsi con Dresda.
5. Pirnisch Eisen – Pirna e il Bielatal
Un capitolo della storia di Pirna conduce direttamente al Suo alloggio qui nel Bielatal. Sulle montagne a sud di Pirna, intorno a Berggießhübel, Bad Gottleuba e nella valle della Biela, si estraeva fin dal Medioevo minerale di ferro, una magnetite particolarmente ricca. Ne nacque un intero paesaggio di magli, altiforni e carbonaie. Il ferro di questa zona era chiamato Pirnisch Eisen, “ferro di Pirna”, dal nome della città attraverso la quale veniva commerciato e amministrato. A Berggießhübel l'attività mineraria è documentata per la prima volta nel 1388. Nelle valli della Gottleuba, della Seidewitz e della Biela sorsero nel Quattrocento e nel Cinquecento numerosi magli. Il principio era ovunque lo stesso: una ruota idraulica sul torrente azionava, tramite un lungo albero, pesanti magli che forgiavano il ferro incandescente e lo liberavano dalle scorie. Inoltre serviva carbone di legna in quantità enormi, che i carbonai producevano nei boschi. E servivano persone: minatori, fabbri dei magli, carrettieri, carbonai. Per amministrare e tassare tutto questo, il signore territoriale istituì nel 1472 a Pirna una Camera del ferro, un ufficio competente per l'intero distretto del ferro di Pirna. Rimase in funzione fino al 1686. Pirna non era quindi solo città mercantile e centro degli scalpellini, ma anche la capitale di una precoce area industriale. L'Hammergut Neidberg, dove Lei alloggia, fa parte proprio di questa storia. È menzionato per la prima volta nel 1470, come smedeberg, cioè Schmiedeberg, detto der Neytbergk. Nel 1548 e ancora nel Settecento è registrato come Amtshammer, un maglio sotto la sorveglianza dell'ufficio di Pirna. Nel 1661 Neidberg ebbe un altoforno e divenne così uno dei siti con altoforno del Pirnisch Eisen. La Biela, che oggi scorre così tranquilla accanto alla casa, allora azionava le ruote, e il rumore dei magli si sentiva in tutta la valle. Il ferro del distretto finiva sul mercato sotto forma di barre, lamiere e attrezzi, una parte anche presso gli armaioli. Il successo aveva i suoi lati oscuri: altiforni e magli divoravano così tanto legname che i boschi tutt'intorno rimasero spogli. Nel Settecento la mancanza di legna era uno dei problemi più gravi della zona. A ciò si aggiunse la concorrenza del ferro più economico di altre regioni, e nell'Ottocento le moderne ferriere a carbon fossile soppiantarono i vecchi altiforni a carbone di legna. I magli del Bielatal divennero a poco a poco mulini, segherie e infine abitazioni. Le tracce però esistono ancora oggi: il vecchio altoforno Brausenstein nella valle, resti di scorie sulle rive, canali dei mulini e i nomi di molte case. Se desidera saperne di più, mi chieda della storia dell'Hammergut o del Bielatal: ci sono ancora molte storie, dai signori dei magli fino al Re delle vipere.
6. Johann Tetzel e i domenicani
Intorno al 1465 nacque a Pirna un ragazzo il cui nome sarebbe poi comparso in ogni libro di storia: Johann Tetzel. Era probabilmente figlio di un orafo; nella Schmiedestraße sorge la cosiddetta Tetzelhaus, considerata la sua casa natale, anche se non è del tutto certo. Tetzel studiò a Lipsia e lì entrò nell'ordine domenicano, lo stesso ordine che aveva un convento anche a Pirna. Era un predicatore dotato e dalla parola potente, e la Chiesa lo impiegò per un compito particolare: la predicazione delle indulgenze. Secondo la dottrina di allora, un'indulgenza era la remissione delle pene temporali dei peccati, cioè delle pene che un'anima doveva scontare dopo la morte nel purgatorio. La si otteneva con preghiere, pellegrinaggi, opere buone, e appunto anche con denaro, che affluiva nelle casse della Chiesa. Nel 1517 Tetzel, per incarico dell'arcivescovo Alberto di Magonza, percorse la Germania centrale facendo propaganda per la grande indulgenza di San Pietro, con cui si doveva finanziare tra l'altro la nuova costruzione della basilica di San Pietro a Roma. Le sue prediche erano drastiche: dipingeva i tormenti dei defunti nel purgatorio e prometteva la salvezza. Gli si attribuisce il famoso detto: “Quando il soldo nella cassa risuona, l'anima dal purgatorio vola”. Se l'abbia detto esattamente così non lo sappiamo, ma coglieva il nocciolo di ciò che indignava molte persone in questo commercio. Una di loro era un monaco e professore a Wittenberg: Martin Lutero. Quando persone di Wittenberg andarono da Tetzel a comprare lettere d'indulgenza e poi credettero di non dover più fare penitenza, il 31 ottobre 1517 Lutero scrisse le sue 95 tesi contro le indulgenze. Con esse iniziò la Riforma, che cambiò l'Europa per sempre. Tetzel difese le indulgenze con scritti di replica, ma presto divenne bersaglio di scherno e fu persino abbandonato dalla sua stessa Chiesa. Si ritirò nel convento di Lipsia e vi morì nel 1519, solo e distrutto. Secondo la tradizione, poco prima della sua morte Lutero gli avrebbe scritto una lettera di conforto. A Pirna non si ricordava volentieri il figlio più famoso della città. Dopo la Riforma nella chiesa cittadina c'erano persino dipinti murali che schernivano il commercio delle indulgenze; furono coperti con la calce solo nel 1708. Oggi la città tratta Tetzel con più serenità: la Tetzelhaus viene mostrata come edificio storico e nelle visite guidate si racconta la sua storia come parte della grande storia della Riforma. Anche il convento domenicano di Pirna era finito sotto critica già prima della Riforma. Cittadini e signori territoriali lamentavano la condotta di vita di alcuni monaci, e intorno al 1500 ci fu una lunga disputa tra il convento e una vedova di Pirna, che arrivò fino alla scomunica. Quando arrivò la Riforma, il convento non aveva quasi più sostegno in città. Come si arrivò a questo glielo racconto nel prossimo capitolo.
7. La Riforma arriva a Pirna
Benché Lutero avesse pubblicato le sue tesi nel 1517 a pochi giorni di viaggio di distanza, la Riforma arrivò a Pirna solo una buona ventina d'anni più tardi. Il motivo era il signore territoriale: il duca Giorgio di Sassonia, detto il Barbuto, regnava a Dresda ed era un deciso avversario di Lutero. Finché visse, la Sassonia albertina rimase ufficialmente cattolica, e chi si professava seguace della dottrina di Lutero rischiava guai. Molti abitanti di Pirna però simpatizzavano per le nuove idee. Già nel 1511 un predicatore di nome Johann Styel aveva criticato pubblicamente il priore del convento. Nel 1537 il consiglio cittadino cercò segretamente a Wittenberg un pastore evangelico, per il giorno in cui la situazione sarebbe cambiata. Nello stesso tempo nel convento di Pirna furono alloggiati monaci provenienti dal soppresso monastero di Altzella, il che non diminuì le tensioni. Il 17 aprile 1539 il duca Giorgio morì. Suo fratello e successore Enrico il Pio era evangelico, e ora tutto andò molto in fretta. La città elesse pastore Anton Lauterbach di Wittenberg. Lauterbach era un intimo confidente di Lutero: faceva parte degli uomini che sedevano alla tavola di Lutero e ne trascrivevano le conversazioni. Questi Discorsi a tavola sono ancora oggi una fonte importante sul pensiero di Lutero, e Lauterbach fu uno dei loro trascrittori più diligenti. Nel luglio del 1539 arrivarono a Pirna i visitatori, cioè inviati che riordinavano la vita ecclesiastica secondo il nuovo spirito. La messa in latino e la confessione auricolare furono abolite, la comunione fu data sotto le due specie, cioè con pane e vino per tutti i fedeli. Il 25 luglio 1539 Lauterbach battezzò per la prima volta secondo il rito luterano. Divenne sovrintendente, cioè il ministro di culto a capo di tutta la zona circostante, e lo rimase fino alla sua morte nel 1569: trent'anni in cui plasmò la vita ecclesiastica di Pirna. Per il convento domenicano fu la fine. Nel 1540 gli stati provinciali decisero di confiscare i beni conventuali. I monaci poterono restare, ma non se ne aggiunsero di nuovi. Nel 1542 nel convento vivevano solo quattro monaci, nel 1548 l'ultimo era morto o se n'era andato. Nel 1552 gli edifici furono venduti a cittadini di Pirna. La chiesa conventuale servì poi a lungo a scopi profani e tornò luogo di culto solo nel Novecento: dal 1957 è di nuovo una chiesa cattolica. La Riforma non cambiò solo le funzioni religiose. Le scuole furono riordinate; nel 1555 nacque a Pirna una scuola femminile, la Mägdleinschule sulla Kirchplatz, il cui edificio esiste ancora. L'assistenza ai poveri e la cura dei malati, di cui un tempo si occupavano conventi e confraternite, passarono alla città. E la grande chiesa cittadina, iniziata ancora come chiesa cattolica, fu ora completata come chiesa evangelica, con un programma iconografico al quale collaborò lo stesso Lauterbach. Di questo Le parlo nel prossimo capitolo.
8. La Marienkirche – un cielo di pietra
Chi a Pirna entra nella chiesa cittadina St. Marien piega istintivamente la testa all'indietro. Sopra lo spazio si tende una volta che sembra una rete di pietra, come tralci e rami che crescono dai pilastri. La Marienkirche è una delle più belle chiese tardogotiche della Sassonia e racconta molto della ricchezza e dell'ambizione della città intorno al 1500. Una chiesa sorgeva qui già nel Duecento. La torre fu costruita dal 1466 al 1479; è più antica dell'attuale aula, e poiché in seguito si cambiarono i progetti, parti della torre si trovano oggi all'interno della chiesa. Nel 1502 il capomastro di Pirna Peter Ulrich, detto Peter von Pirna, iniziò la costruzione di una grande chiesa a sala. In una chiesa a sala tutte le navate hanno la stessa altezza, così da creare uno spazio ampio e luminoso. Peter Ulrich morì nel 1513 o nel 1514, e il suo successore Markus Ribisch continuò a costruire finché, intorno al 1523, finirono i soldi. Poi il cantiere rimase fermo per più di un decennio. Solo dal 1537 si riprese a costruire sotto Wolf Blechschmidt; la volta fu chiusa nel 1544 e nel 1545, e nel 1546 la chiesa era completata. Con 65 metri di lunghezza e 35 metri di larghezza è, dopo Görlitz e Annaberg-Buchholz, tra le più grandi chiese a sala della Sassonia. Otto snelli pilastri ottagonali sorreggono la volta. Sopra il coro vede una volta a vesciche di pesce, in altri punti costoloni che si avvolgono a spirale o sembrano trucioli di pialla, e persino costoloni a forma di rami. Sotto questi costoloni a ramo si nascondono due figure di pietra, un Uomo selvatico e una Donna selvatica: una piccola scoperta per i visitatori attenti. Ma la particolarità è la decorazione pittorica della volta. Nacque nel 1545 e nel 1546, proprio nel periodo in cui la Riforma era stata introdotta a Pirna. I pittori, tra cui probabilmente Jobst Dorndorff, presero a modello le xilografie della Bibbia di Lutero del 1532 e dipinsero sul soffitto scene bibliche, e inoltre virtù, bambini che giocano e creature fantastiche. Il primo pastore evangelico, Anton Lauterbach, collaborò al programma iconografico. Alcune immagini hanno un messaggio chiaro: Lutero e Melantone compaiono come evangelisti, e lupi con mitre vescovili rappresentano il papato, così come lo vedevano i riformatori. Il soffitto si può dunque leggere anche come una professione di fede nella nuova dottrina, scolpita nella pietra e dipinta. Sontuoso è anche l'arredo. Il pulpito risale al 1520 circa. Il fonte battesimale del 1561 ha una base intorno alla quale ventisei piccole figure di bambini giocano, si arrampicano e si azzuffano: molti visitatori vi si fermano davanti sorridendo. Il grande altare in arenaria fu realizzato dai fratelli Michael e David Schwenke all'inizio del Seicento; è alto circa dieci metri e mostra al centro la Risurrezione di Cristo. La torre porta una cupola barocca. Fino all'inizio del Novecento lassù abitava un guardiano della torre, che sorvegliava gli incendi e suonava le ore con il corno; oggi la sua abitazione si può visitare. E dal 1994 nella torre si trova l'unico concerto di sette campane della Chiesa evangelica regionale di Sassonia. Quando è a Pirna, si prenda del tempo per questa chiesa, e per la vista dalla torre sui tetti del centro storico fino all'Elbsandsteingebirge.
9. Festung Sonnenstein e il Pirnaisches Elend
Alto sopra il centro storico troneggia lo Schloss Sonnenstein. Dal castello medievale il duca Maurizio di Sassonia ricavò a partire dal 1544 una moderna fortezza territoriale, con bastioni e terrapieni che dovevano resistere ai cannoni dei tempi nuovi. Appena pochi anni dopo dovette dare prova di sé: nel 1547, nella guerra di Smalcalda, il Sonnenstein resistette a un assedio. Nel Seicento la fortezza fu ulteriormente rafforzata. Poi arrivò la guerra dei Trent'anni. All'inizio Pirna fu risparmiata dai combattimenti, ma la guerra entrò in città in un altro modo. In Boemia, dopo la vittoria sugli stati protestanti, l'imperatore pose i fedeli evangelici davanti alla scelta: diventare cattolici o lasciare il paese. Molte migliaia andarono in esilio, e la vicina Sassonia evangelica fu la prima meta. Intorno al 1629 vivevano a Pirna oltre duemila profughi religiosi boemi, un numero enorme per una città di quelle dimensioni. Tra loro c'erano nobili, ecclesiastici, artigiani e contadini. Portarono con sé abilità e contatti, ma anche miseria, e la città dovette provvedere a loro. Il colpo più duro Pirna lo subì nel 1639. Nel 1635 la Sassonia aveva cambiato campo e fatto la pace con l'imperatore: così gli svedesi, gli alleati di prima, erano diventati improvvisamente nemici. Un esercito svedese al comando del feldmaresciallo Johan Banér marciò sulla Sassonia. Il 23 aprile 1639 gli svedesi presero d'assalto la città. Ciò che seguì passò alla storia come il Pirnaisches Elend, la “Miseria di Pirna”: saccheggi, violenze, torture, incendi. Morirono circa seicento abitanti. La fortezza sul Sonnenstein però resistette; gli svedesi la assediarono invano per mesi. In quel periodo un uomo divenne l'eroe della città: il farmacista Theophilus Jacobäer. Trattò con gli occupanti e ottenne che la città non venisse rasa al suolo dalle fiamme. Pirna lo venera ancora oggi come suo salvatore, e una rappresentazione teatrale locale ne racconta la storia. L'intera storia del Pirnaisches Elend, con l'assalto, l'assedio e il salvatore, gliela racconto volentieri nei dettagli, se me lo chiede: è uno dei capitoli più commoventi della zona. Dopo la guerra Pirna era in ginocchio. Il numero degli abitanti era calato drasticamente, molte case erano vuote o distrutte, la città era fortemente indebitata. La ricostruzione durò decenni. Dal 1670 circa la Festung Sonnenstein fu ulteriormente ampliata secondo le più recenti conoscenze dell'arte delle fortificazioni. Una piena dell'Elba nel gennaio del 1651, che allagò la piazza del mercato, non rese la vita più facile. E appena la città si era ripresa, le guerre dell'inizio del Settecento, soprattutto la Grande guerra del Nord di Augusto il Forte, costarono di nuovo molto denaro: intorno al 1707 Pirna aveva oltre centomila talleri di debiti. Ma l'epoca barocca portò anche splendore in città: ne parliamo nel prossimo capitolo.
10. Pirna barocca
nozze principesche e Canaletto: Alla fine dell'estate del 1719 Pirna fu per alcuni giorni teatro di una delle più grandi feste che la Sassonia abbia mai visto. Il principe ereditario Federico Augusto, figlio di Augusto il Forte, aveva sposato a Vienna la figlia dell'imperatore, Maria Josepha. Il matrimonio doveva suggellare il legame tra la Sassonia e la casa d'Asburgo e rafforzare le pretese di Augusto. Quando la sposa arrivò in Sassonia, a Pirna cominciarono i festeggiamenti. Da qui la giovane coppia navigò sull'Elba fino a Dresda in una sontuosa gondola, accompagnata da un'intera flotta di navi addobbate: una parata sull'acqua con cui iniziarono le feste nuziali durate settimane. A Dresda seguirono fuochi d'artificio, opere, cacce e tornei intitolati ai pianeti. Nel 2019, trecento anni dopo, questo viaggio da Pirna a Dresda fu rievocato con gondole storiche. Poco più di trent'anni dopo giunse a Pirna un ospite a cui la città deve la sua immagine più famosa. Bernardo Bellotto, nipote del pittore veneziano Canaletto e lui stesso noto con questo nome, era pittore di corte a Dresda. Negli anni dal 1753 al 1755 dipinse undici grandi vedute di Pirna e del Sonnenstein. Mostrò la città con una precisione paragonabile a quella di una fotografia: le case sulla piazza del mercato con ogni finestra, la Marienkirche, la fortezza sulla rupe, l'Elba con le navi, le persone intente alle loro faccende. Il più famoso di questi quadri mostra la piazza del mercato di Pirna. Se oggi si trova sulla piazza, può riconoscere il dipinto quasi casa per casa. L'edificio al Markt 7, dove oggi ha sede l'ufficio informazioni turistiche, si chiama perciò Canalettohaus. Risale alla prima metà del Cinquecento, ha un alto frontone a tre piani, finestre con trafori gotici e all'interno affreschi gotici. I quadri di Bellotto sono oggi esposti a Dresda nella Gemäldegalerie Alte Meister e in altri musei. A Pirna un Canalettoweg porta ai punti da cui dipinse, e su apposite tavole si può confrontare il quadro con la veduta di oggi. La Pirna del Settecento non era più una ricca città mercantile come duecento anni prima. Il commercio sull'Elba era diminuito, il diritto di deposito perdeva importanza e le guerre avevano lasciato debiti. In compenso sorsero nuove attività. Negli anni 1750 si cominciò inoltre a dotare la città di una condotta fognaria sotterranea, la cosiddetta Stadtschleuse, che alla fine era lunga due chilometri: un'impresa notevole per una piccola città. Nel 1774 nacquero le prime manifatture, stamperie di cotonina in cui si stampavano tessuti di cotone. Ma il periodo di pace che Bellotto aveva dipinto in modo così sereno era già finito quando completò i suoi quadri: alla fine dell'estate del 1756 l'esercito prussiano era alle porte, e sugli altipiani sopra Pirna cominciò uno dei capitoli più drammatici della storia militare sassone.
11. Il campo presso Pirna nel 1756 e Napoleone nel 1813
Alla fine di agosto del 1756 il re di Prussia Federico II invase la Sassonia senza dichiarazione di guerra. L'esercito sassone era piccolo, circa diciottomila uomini, e non aveva alcuna possibilità in una battaglia in campo aperto. Si ritirò perciò in una fortezza naturale: sull'altopiano tra Pirna e Königstein, presso Struppen e Thürmsdorf, un pianoro protetto su tre lati da rupi scoscese e dall'Elba. Le fortezze del Sonnenstein e del Königstein coprivano i fianchi. Lì, si sperava, si sarebbe resistito fino all'arrivo dei rinforzi austriaci. Il campo presso Pirna si trasformò in una trappola. I prussiani lo accerchiarono e le provviste bastavano solo per poche settimane. I soldati patirono la fame, i cavalli morirono. Un esercito austriaco che doveva venire in soccorso fu fermato a Lobositz, in Boemia. Nella notte del 13 ottobre i sassoni tentarono di sfondare verso l'altra sponda dell'Elba su un ponte di barche, ma sotto la pioggia e nel fango ai piedi del Lilienstein il tentativo si arenò. Il 14 ottobre capitolò la fortezza del Sonnenstein. Il 16 ottobre 1756 si arrese l'intero esercito. Federico fece arruolare a forza i soldati sassoni nei reggimenti prussiani, un modo di procedere che già allora fu considerato inaudito. Molti disertarono alla prima occasione e raggiunsero gli austriaci. Al re di Sassonia Augusto III fu permesso di partire per la Polonia. Sull'altopiano oggi alcune lapidi ricordano il campo. Due anni dopo, nel 1758, truppe austriache e imperiali assediarono la guarnigione prussiana sul Sonnenstein, che capitolò il 5 settembre. In seguito la fortezza fu smantellata, cioè resa inservibile. Mezzo secolo più tardi la guerra tornò a Pirna, con l'uomo più potente d'Europa. Nel 1813, dopo la fallita campagna di Russia, Napoleone combatteva in Sassonia per il suo dominio. Pirna si trovava sulla strada per la Boemia, da dove avanzavano gli eserciti alleati. Nel settembre del 1813 Napoleone soggiornò di persona a Pirna e fece di nuovo allestire il Sonnenstein come fortezza. Per le persone lassù fu una catastrofe: ne parlo tra poco. Nei dintorni di Pirna, presso Kulm e Nollendorf oltre il confine, in quelle settimane si combatté aspramente, e anche attraverso il Bielatal passarono soldati e cosacchi. Al Napoleonstein presso Langenhennersdorf, vicinissimo a Lei, sarebbe stato Napoleone in persona: la leggenda racconta che lì una palla di cannone lo mancò di poco. Nell'autunno del 1813, tra l'altro, anche Johann Wolfgang von Goethe visitò la città. Dopo la Battaglia delle Nazioni presso Lipsia nell'ottobre del 1813 il dominio di Napoleone sulla Germania era finito. Per Pirna cominciò un periodo più tranquillo, e sul Sonnenstein un capitolo del tutto nuovo, che in realtà era iniziato già nel 1811.
13. Città industriale sull'Elba
Nell'Ottocento Pirna si trasformò da tranquilla cittadina di agricoltori-borghesi in città industriale. All'inizio ci furono i trasporti. Nel 1837 i primi battelli a vapore navigarono sull'Elba, e il 31 luglio 1848 fu inaugurata la ferrovia da Dresda a Pirna, poco dopo prolungata attraverso la valle dell'Elba fino in Boemia. La stazione neoclassica testimoniava l'orgoglio della città. Per la prima volta arrivavano ora anche gitanti in gran numero: Pirna divenne il punto di partenza per le escursioni nella Sächsische Schweiz. Politicamente fu un periodo movimentato. Nell'anno rivoluzionario 1848 il naturalista Emil Adolf Roßmäßler rappresentò la circoscrizione di Pirna nel primo parlamento tedesco, nella Paulskirche di Francoforte. Quando nel 1849 scoppiò a Dresda l'insurrezione di maggio, anche cittadini di Pirna vi accorsero; uno di loro fu ucciso da soldati prussiani. La piena dell'Elba del marzo 1845, il cosiddetto “diluvio sassone”, sommerse il centro storico. Poi arrivarono le fabbriche. Nel 1862 fu costruita una fabbrica di smalti, seguirono l'industria meccanica, una vetreria, una fabbrica di cellulosa e nel 1909 uno stabilimento di seta artificiale, che per decenni rimase uno dei maggiori datori di lavoro della città. Le cave di arenaria continuavano a fornire pietre in tutto il mondo, e sull'Elba navigavano le chiatte. Nel 1875 fu completato a Pirna il primo ponte stabile sull'Elba, un ponte di arenaria che collegava Pirna con Copitz sull'altra sponda. Nel 1859 si accese sulla piazza del mercato il primo lampione a gas, nel 1861 fu fondato il museo civico, nel 1912 iniziò l'erogazione pubblica di energia elettrica. Pirna divenne inoltre città di guarnigione. Tra il 1887 e il 1906 sorsero grandi caserme, la Caserma Grigia e la Caserma Rossa, e i soldati segnavano l'aspetto della città. Il numero degli abitanti crebbe fortemente: intorno al 1800 a Pirna vivevano circa cinquemila persone, nel 1890 erano quasi quattordicimila. Con le annessioni degli anni 1922 e 1923, soprattutto di Copitz sulla riva destra dell'Elba, il numero salì a oltre trentamila. Dal 1924 Pirna fu una città extracircondariale. La classe operaia era numerosa e politicamente vigile. Nell'ottobre del 1923, in un periodo di grande miseria e di inflazione, la Reichswehr represse uno sciopero; due giovani operai furono uccisi a colpi d'arma da fuoco. Una grave disgrazia la portò la piena del 1927, quando la Gottleuba e la Seidewitz straripavano dopo un nubifragio; solo a Neundorf morirono nove persone, in tutto furono tredici. Dal 1928 circolarono i primi autobus urbani. In quegli anni Pirna era una tipica città industriale sassone: operosa, rumorosa, con ciminiere fumanti sull'Elba e un centro storico che lentamente finiva nell'ombra dei nuovi quartieri. Gli anni difficili che seguirono glieli racconto nell'ultimo capitolo.
14. Guerra, DDR, svolta e alluvione
Nel marzo del 1933 la NSDAP ottenne nella zona di Pirna oltre il quaranta per cento dei voti. Già il 9 marzo nella Breite Straße si bruciarono libri, e cominciò la persecuzione degli oppositori politici. Nella notte dei pogrom del novembre 1938 anche a Pirna furono distrutti negozi ebraici. Ciò che accadde sul Sonnenstein negli anni 1940 e 1941 gliel'ho raccontato nel capitolo sul centro di sterminio. Nell'ultimo anno di guerra arrivarono le bombe. Il 19 aprile 1945 i bombardieri attaccarono in modo mirato il ponte sull'Elba e gli impianti ferroviari; morirono più di duecento persone. L'8 maggio 1945 l'Armata Rossa entrò a Pirna. In tutto la città ebbe a lamentare durante la guerra circa tremilacinquecento morti, per la maggior parte soldati al fronte. Il centro storico però, a differenza di Dresda, si era in gran parte conservato. Dopo la guerra Pirna fece parte della zona di occupazione sovietica e poi della DDR. Le grandi aziende furono espropriate e divennero aziende di proprietà del popolo, come lo stabilimento della seta artificiale. Nelle vicinanze, presso Königstein, la Wismut iniziò l'estrazione dell'uranio, e migliaia di operai si trasferirono nella zona. Per loro sorse dal 1965 al 1983, sull'altura sopra la città, il grande quartiere nuovo Sonnenstein, fatto di edifici prefabbricati. Il centro storico invece andò in rovina. Per la conservazione delle vecchie case mancavano denaro e materiali, molte erano vuote, i tetti cominciavano a perdere, alcuni edifici dovettero essere demoliti. Alla fine degli anni 1980 la situazione era drammatica: una parte del patrimonio edilizio storico sembrava perduta. La rivoluzione pacifica del 1989 arrivò appena in tempo. Dal 1990 iniziò un ampio risanamento, con fondi pubblici, molto impegno civico e artigiani che impararono di nuovo le tecniche antiche. Casa dopo casa fu salvata. Oggi il centro storico di Pirna è considerato uno dei complessi più belli della Sassonia. Nel 1997 Pirna divenne Große Kreisstadt, nel 1999 entrò in servizio il secondo ponte sull'Elba, e nel 2005 la città ebbe il collegamento con l'autostrada per Praga. Dal 2008 Pirna è il capoluogo del circondario Sächsische Schweiz-Osterzgebirge: l'amministrazione circondariale ha sede in parte sul Sonnenstein. Ma l'Elba ricordò alla città anche la sua forza. Nell'agosto del 2002 il fiume salì a un livello record che superò tutte le alluvioni precedenti. Il centro storico finì sott'acqua per metri, negozi, abitazioni e laboratori furono distrutti, case appena risanate furono di nuovo danneggiate. Nel giugno del 2013 seguì la successiva grande piena. Su molte case dei segni mostrano fin dove arrivò l'acqua: durante la passeggiata vale la pena farci caso. Pirna si è rialzata ogni volta. Oggi vi abitano circa quarantamila persone. Il centro storico con i suoi portali con nicchie a sedile, la Marienkirche, la Canalettohaus e la vista dal Sonnenstein sull'Elba fanno di Pirna un luogo in cui si possono vivere quasi ottocento anni di storia in poche centinaia di metri. E per Lei, nel Bielatal, è vicinissima: neanche venti minuti in auto o con l'autobus, che ferma proprio davanti alla casa.
Aggiornato: 10/2026
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